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Journey to Israel – A new reportage coming soon

Jerusalem – Afternoon prayers under the Wilson’s Arch at the Western Wall. Located to the left of the Wall, renovated on 2005, the covered area within Wilson’s Arch is part of men’s section. The area houses a Holy ark with the Torah scrolls, a library, heating for the winter and conditioning for the summer.  [©Enzo Signorelli photographer]

Crossing Israel – my pictures of Jerusalem, Tel Aviv, Negev, Dead Sea, Masada and Galilee. Along the Jordan River, looking for the roots of Humanity. From the Holy City of Jerusalem to the modern lifestyle in Tel Aviv, a photographic trip like a bridge beetween the past to the present. Give a sneak peek at NEOS Travel Journalists Society blog.

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Iran tra Oriente e Occidente

Iran Reportage 2012

A cosa si avvicina di più l’Iran di oggi? All’Oriente o all’Occidente? Con questa domanda, rimasta allora senza risposta, si era conclusa la conversazione con l’ambasciatore italiano che avevo appena incontrato nel suo studio privato a Teheran. Davanti a due tazze di buon caffè, Alberto Bradanini, oggi ambasciatore in Cina, aveva lanciato elegantemente diversi argomenti sul tappeto, regalandomi questo quesito accompagnato da una stretta di mano calorosa, e da un sorriso bonario.
Non ci volle molto tempo per comprendere le ragioni che lo avevano spinto a non aspettarsi da me una risposta immediata. Viaggiando attraverso l’Iran, tra Isfahan e Persepoli, da Na’in a Shiraz, dal mar Caspio a Yazd, mi rendevo sempre più conto di quanto fosse difficile rispondere alla domanda. Dov’era l’Oriente? E dove l’Occidente? Attraversando boschi come in Svizzera, campi dove germoglia il riso più pregiato del mondo, laghi grandi come mari e mari chiusi come laghi, passando dalle cupole d’oro delle moschee alle torri del vento delle città del deserto, dai palazzi di Dario e di Serse alla solennità dei monti Elburz. Tutto è grandissimo, tutto si riduce all’essenziale. La tomba di Ciro il Grande a Pasargadae, una costruzione di pietra come una ziggurat, alta appena undici metri. Il Gran Bazar di Teheran, un mercato che si snoda per oltre dieci chilometri nella parte meridionale della capitale. Città di milioni di abitanti, brulicanti di vita. Villaggi di sabbia avvolti dal silenzio. I magnifici palazzi imperiali, le steppe infinite, i piccoli caravanserragli trasformati in ristoranti trendy. Le mille spezie che rendono inebriante il cibo locale. Miliardi di maioliche colorate che ipnotizzano chi guarda le volte di una moschea antica. Le donne, truccatissime con il capo coperto ma non troppo, che guidano le auto lanciate a tutta velocità per i boulevard della frenetica capitale. La piazza Naqsh-e Jahàn a Isfahan, dove al tramonto di un venerdì d’estate si danno convegno persone di ogni estrazione ed età. Arrivano a migliaia per un picnic improvvisato, una preghiera, un gioco di bambini, un giro su una carrozza trainata da cavalli, una visita alla imponente moschea dell’Imam, una chiacchierata tra amici gustando un gelato distesi comodamente sull’erba…

Con l’accordo sul nucleare iraniano, siglato a Ginevra nella notte del 24 novembre 2013 tra l’Iran, Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania, di fatto si riapre il dialogo con gli Usa, interrotto dal 1979 dopo la rivoluzione dell’Ayatollah Khomeini. Oggi Oriente e Occidente si confondono e si mescolano ancora di più. Sarà sempre più difficile distinguerli?

Enzo Signorelli
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