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Le soldatesse italiane raccontano l’Afghanistan – Esclusivo su ELLE di maggio

L’Afghanistan visto attraverso gli occhi delle donne soldato italiane impegnate nella missione internazionale.

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Forti, determinate, addestrate. Si muovono in un ambiente difficile, pericoloso, spesso infido. Fanno lo stesso lavoro degli uomini, e non hanno né privilegi, né sconti sulle fatiche o sui rischi. Eppure la loro femminilità è intatta, inattaccabile dal caldo e dalla povere, protetta dalla divisa che indossano con pochissimo trucco e i capelli raccolti. Le ho viste, concentrate e silenziose, scortare e proteggere con le armi i propri compagni. Le ho viste sorridere ai bambini che giocano insieme a loro con curiosità e rispetto. Sono un punto di riferimento per le donne afghane che, specialmente nei villaggi e lontano dalle città, sono come creature di sabbia senza volto e senza voce. Troppe volte senza speranza.

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Le giornaliste di Herat e il reportage in Afghanistan su ELLE

I ritratti delle coraggiose giornaliste afgane incontrate a Herat, con una cornice di immagini di reportage scattate a Shindand e nella regione del Gulistan, su Elle di giugno.

Con i soldati italiani, con le truppe afgane, nelle basi avanzate, da solo per le strade trafficatissime di Herat tra gli antichi minareti, nei bazar, con i pellegrini in preghiera nella grande moschea del Venerdì, nei vicoli silenziosi della Città Vecchia sorvegliata dai bastioni della Cittadella. Sulle orme di Robert Byron, tra i monumenti di quella che è stata la splendida capitale dell’Impero di Tamerlano.

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Professione Reporter, Donne giornaliste oggi a Herat

Gli obiettivi fondamentali che le Nazioni Unite vogliono raggiungere e valorizzare in Afganistan sono tre, dice il portavoce di UNAMA (United Nations Assistance Mission in Afghanistan) a Herat: le Donne, i Giovani, l’Informazione. Seeta Habibi li impersona tutti. Seeta ha 23 anni, è nata nella provincia di Farah, i suoi genitori sono due ufficiali dell’Afghan National Police. Durante gli anni del potere dei Talebani la famiglia si era rifugiata in Iran. Oggi Seeta vive e lavora a Herat, è una giovane giornalista molto attiva, particolarmente impegnata nella difesa dei diritti delle donne afgane.

Ci sono diverse radio indipendenti a Herat dove lavorano giornaliste afgane. Ne incontro alcune nella redazione di Radio Killid, poi la mia attenzione viene catturata da in gruppo di giovani, maschi e femmine insieme, che partecipano ad una lezione di giornalismo per ragazzi. “The Children Journalism Training Class” è un progetto per divulgare la professione del giornalismo tra le giovani generazioni. In questa classe ci sono 17 studenti e la maggior parte di loro sono donne. Un ragazzino mi guarda mentre fotografo. Ha una camicia azzurra e il nodo della cravatta che spunta dal gilet, sembra già un vero professionista che si appresta al lavoro in redazione. Le ragazze con i loro volti attenti e il capo coperto guardano in basso, sono tranquille e un poco intimorite dalla mia presenza. Non riescono ancora a sostenere lo sguardo di un uomo.

Le donne del progetto “Video In Development Training” imparano a girare un video sotto la guida dell’unico uomo del gruppo, il loro regista Moahammad. Il progetto fa parte delle iniziative di Shokouh, un’organizzazione no-profit sostenuta dal Provincial Reconstruiction Team di Herat, sotto il comando dei militari italiani. Fotografo le donne davanti alla  palazzina del PRT danneggiata durante l’attacco suicida del 30 maggio 2011, quando un commando di talebani si lanciò verso l’ingresso con un’auto imbottita di esplosivo. Il bilancio  della tragedia fu di 4 morti e 24 feriti, tra cui 5 soldati italiani.

Massoma ha trent’anni, è una reporter di “Voice of Freedom”, un giornale edito dalla forza multinazionale ISAF. La incontro in città per un breve colloquio e le offro un passaggio sul mio taxi. Massoma ha una Nikon e un piccolo registratore con sé, deve realizzare un servizio su una nuova strada che si sta costruendo in città. Arrivati sul posto, scende dall’auto e scatta velocemente alcune foto. Poi intervista alcuni lavoratori visibilmente sorpresi dalla sua intraprendenza. Si vede che non sono abituati a parlare con una donna in pubblico. Sono giovani, sorridono mentre fotografo la scena. La strada è piuttosto trafficata all’ora di pranzo. Herat è situata lungo la Via della Seta, da secoli è la città commercialmente più importante dell’Afganistan. Alcuni uomini di passaggio a bordo delle loro motociclette ci guardano. Massoma cerca di apparire tranquilla e mi fa cenno di fare presto. Saliamo sul taxi, lei si rilassa sul sedile posteriore guardando fuori dal finestrino mentre io, seduto accanto al mio autista, scatto un’ultima foto con il suo viso incorniciato dal velo.

Enzo Signorelli © 2011-2012

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