Realtà Virtuale – Alcune considerazioni sulla fotografia digitale

La fotografia digitale ha dei grandi meriti. Ha ridotto l’inquinamento da prodotti chimici usati per sviluppare, ha incrementato le vendite di computer, ha permesso di stampare giornali a basso costo, ha trasformato i matrimoni in happening dove gli invitati si fotografano a vicenda, ha messo tutti in grado di portare a casa foto decenti dai viaggi. E altro ancora.

La fotografia digitale ha salvato le amicizie. Ha abolito le temutissime proiezioni di diapositive della domenica sera, con colonna sonora stile Pink Floyd e commento dell’autore. Le ha sostituite con un più discreto e inoffensivo album virtuale su Flickr. Una cosa comodissima: si manda un link ad una rubrica grande quanto l’elenco del telefono e finisce lì. Più tardi, il pubblico ignaro, in pantofole nella quiete della propria casa, potrà decidere se aprirlo oppure no. E nessuno controlla…

La fotografia digitale costa poco. Ha avuto il grande merito di rendere popolare se stessa, più che negli anni Settanta. E’ vero che è più facile pilotare un aereo da guerra che conoscere tutte le funzioni di una reflex. Niente paura, ci sono i workshop tecnici. Corsi per conoscere le attrezzature, per fare la post produzione al computer, per stampare, per ritoccare… La vostra reflex, acquistata con tante acrobazie di bilancio familiare proprio una settimana prima delle vacanze, ha un manuale utente di quattrocento pagine, fitto fitto? Tranquilli, chi vi ha venduto il prezioso oggetto vi farà un workshop calibrato proprio per il vostro modello. Pazienza se costa la metà di quanto avete speso per la fotocamera. E’ il giusto prezzo del progresso…

Il merito più grande della fotografia digitale è quello di aver fatto rinascere il reportage. Non serve saper cogliere l’attimo come Werner Bischof, né conoscrere la luce e il colore come Hernst Haas. Niente paura, ci pensa Raw, Photoshop, Alien Skin. E così, immagini scattate in giornate di pioggia monsonica, riprese fatte a mezzogiorno, reportage che arrivano da città soffocate dallo scirocco che sbianca l’aria e smorza i colori diventano sequenze degne di un film di Tarantino, di Indiana Jones e Tomb Raider. Vedrete colori fantastici (nel senso che non esistono in natura), contrasti mozzafiato, dettagli che l’occhio non è capace di distinguere, saturazioni che fanno esplodere i monitor. Non crederete ai vostri occhi, vi sentirete immortali…

Tempo fa guardavo un servizio fotografico realizzato in Kosovo da un reporter di grido. Sembrava Sin City tanto le atmosfere erano irreali, fantastiche. Ci sono stato in Kosovo. La luce balcanica umida e fredda per la maggior parte dell’anno, afosa d’estate, non aiuta molto le riprese. Ci vuole molta pazienza, fortuna e tanta esperienza per tirare fuori poche immagini d’effetto.

Allora questa non è fotografia. Potrebbe essere arte, è vero. Sicuramente è finzione, realtà virtuale manipolata da ore di post produzione al computer. Immagini inventate, scatti e sequenze di un altro mondo. La fotografia, quella vera, è documento. La fotografia è informazione, è anche denuncia. E’ un modo di vedere la realtà e di riportarla attraverso un procedimento molto fedele di ripresa e di stampa. Impiegando tecniche che non aggiungono nulla, anzi, che potrebbero togliere qualcosa, un dettaglio, una sfumatura di colore, se non si conoscono alla perfezione, se non vengono ben utilizzate. L’immagine si compone nel mirino di una reflex, non davanti a un monitor con una scheda grafica potente quanto un motore fuoribordo.

Invidio sempre di più i colleghi che scrivono. Ancora non esiste un software capace di trasformare un pezzo mediocre e incolore in un fondo di Sartori o di Scalfari della prima Repubblica, in un articolo (anche inventato) di Gabriel Garcia Márquez, in un reportage di Tiziano Terzani. Beati loro…

Enzo Signorelli

© 2011 – Tutti i diritti riservati

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